CURIOSITà

Il corno d’Arabia

Conosciuta nell'antichità come regno di Magan e Makkan, l’Oman è un paese a forma di corno che si estende verso l'Iran tra una manciata di isole. I primi uomini giunsero nel territorio dell'Oman dalla Mesopotamia attraverso lo Stretto di Hormuz. Ciro il Grande, fondatore della dinastia persiana, conquistò il paese nel 536 a.C., un dominio che durò fino al 640 d.C., sotto il controllo dei re sassanidi. I Persiani, che vissero in Oman fino all'avvento dell'Islam, diffusero le loro competenze per l'irrigazione con l’introduzione di un sistema d’irrigazione chiamato falaj che ancora oggi consente la coltivazione di terre aride.
La seconda grande migrazione araba nell’Oman ebbe luogo nel 751 circa, sotto il controllo di Iulanda Bin Massud, il primo Imam del paese, capo religioso e politico. In quel periodo, l’economia omanita ebbe uno sviluppo senza precedenti: incenso, cuoio, cavalli, datteri e spezie circolavano nelle regioni di Batinah e Dhofar. Tra il VII e il XI secolo i marinai arabi stabilirono nel paese una serie di scambi commerciali che arrivavano fino al Sudafrica e in Eritrea.

Le rotte marittime
Crocevia di tre continenti, l'Oman ha un ricco passato coloniale di scambi. Esiste ancora una forte atmosfera africana a Sur e a Mirbat, i più antichi porti di pesca del Paese. Seta e porcellana cinese, stoffe e spezie indiane sono i tipici prodotti dei mercati omaniti.
Dalle strade dell’incenso a quelle dell’oro nero, la storia del Sultanato è scandita dagli scambi marittimi e terrestri. Secondo la leggenda, Sinbad il marinaio avrebbe vissuto intorno al X secolo a Sohar, un porto del Nord del Paese.
Da secoli i dhow (imbarcazioni tipiche il cui nome deriva dall’arabo mhele: una nave avente la prua scolpita a forma di testa di cammello) hanno attraversato i mari del Golfo trasportando spezie tra Oriente e Occidente, tra Asia e Africa.
Un dettaglio meno conosciuto della storia del Paese è il fatto che l’Oman fu l'unico impero coloniale in Medio Oriente a possedere depositi di merce sulla costa africana orientale tra Zanzibar e Mombasa. Tra il 1510 e il 1650, l’Oman fu invaso dai portoghesi che lasciarono traccia del loro passaggio nei forti e castelli. Gli invasori furono cacciati dal paese e iniziò per Muscat un periodo di prosperità che irradiò le sue benefiche influenze fino in Asia Centrale e in Africa Australe.
Le tribù beduine
I beduini omaniti hanno trovato un giusto equilibrio tra i valori della tradizione e una certa apertura alla modernizzazione. Il termine beduino viene dall’arabo bedhw che significa abitante del deserto. La sussistenza di queste tribù nomadi del deserto dipende oggi in gran parte dal lavoro stagionale della coltivazione della palma da dattero, dalla raccolta di cereali, dalla pesca e l’allevamento.
Nel Sultanato dell’Oman risiedono molte tribù nomadi quali i beduini del deserto, i montanari e quelli che invece vivono sulle coste.
Anche se il dishdasha (il vestito ufficiale omanita) è ormai diffuso, gli uomini delle diverse tribù si riconoscono dal colore del loro turbante (masarr) e dal modo di attorcigliarselo in testa. Anche i colori scintillanti degli abiti femminili composti da pantaloni ricamati e da tessuti dai motivi indiani e africani sono un tratto distintivo delle tribù.

I beduini delle montagne

Aree remote e di difficile accesso del Sultanato ospitano tribù seminomadi dagli usi e costumi rudimentali. Nessun uomo esce di casa senza le sue armi: il coltello a lama larga curva o il khanjar. L’economia del beduino di montagna è basata essenzialmente sulla pastorizia: la pecora fornisce pelle, carne e cuoio. Le donne sono spesso responsabili del gregge che conducono a pascolare.
Le palme da dattero sono la prima risorsa di ogni oasi di montagna. Ogni venerdì si svolge a Nizwa un’enorme fiera di bestiame, perpetuando così uno dei riti più antichi di questa parte del mondo. I montanari sono molto interessati a tutto ciò che appartiene alla tradizione della cavalleria araba, tra cui il prestigio collegato all’uso delle armi. È in queste zone del Dhofar, nei pressi del confine con lo Yemen, che si coltiva l’arbusto Boswellia da cui si produce l’incenso. La resina di questo arbusto viene raccolta e lavorata dai beduini di montagna chiamati Jabali. -

Musica e Danza

La musica beduina è un’arte di fondamentale importanza che gode di estremo riconoscimento in tutto il paese. La musica si perpetua grazie al virtuosismo dei suonatori di oud, il liuto arabo classico, e ai suonatori di rebaba, uno strumento formato da un’unica corda, immancabile in ogni riunione conviviale dei beduini. Le note del liuto sono spesso la colonna sonora dei viaggi in Oman (e nella penisola arabica in generale) essendo uno degli strumenti più usati sia per esibizioni moderne che per spettacoli di stampo tradizionale. I liuti moderni hanno un lungo manico e una cassa a cinque corde. Particolarmente interessante visitare il Centro omanita di musica tradizionale che si trova a Muscat, dove, pochi anni fa, si è tenuto un importante congresso internazionale patrocinato dall’Unesco. Testimonianza dell’interesse del Sultano per la musica e l’arte è la recente apertura della Royal Opera House di Muscat (l’inaugurazione è avvenuta a ottobre 2011 con la “Turandot” di Franco Zeffirelli). La Royal Opera House  è stata realizzata grazie al Decreto Reale e testimonia la grande attenzione che il Sultano Qaboos Bin Said dedica allo sviluppo e la conservazione della ricchezza culturale dell’Oman.

La cucina

La cucina tradizionale omanita offre specialità frutto dell’incontro di varie popolazioni, soprattutto araba e indiana. Il tipico menu propone piatti a base di curry, da gustare in particolare nei caratteristici ristoranti di Muscat e Salalah. Le bevande alcoliche si trovano in vendita soltanto nei principali alberghi e nei ristoranti di lusso dove oltre ai piatti tradizionali è possibile trovare piatti internazionali. I piatti omaniti sono inoltre influenzati dalla cucina araba (chawarma, mezze e felafel). È possibile assaporare le pietanze tipiche nei numerosi ristoranti di Muscat.

 

 

L'origine del nome Muscat

L’origine del nome Muscat è molto dibattuta. Alcuni sostengono che abbia origini arabe, e derivi da moscha, che significa ‘rigonfiamento della pelle’. Altri sostengono che il nome significhi ‘ancoraggio’ o ‘lasciar cadere l’ancora’. Alcuni sostengono che il nome derivi dall’antico persiano e che significhi ‘profumo intenso’.
Il governatorato di Muscat è il centro politico, economico e amministrativo del paese, il vero centro nevralgico dell’apparato dello Stato.